Settore giovanile

Si è conclusa anche l’annata 2011-12.
Per il settore giovanile è stata un’annata che ha presentato qualche difficoltà nella gestione numerica delle formazioni. Uno stillicidio di malattie, infortuni e altro hanno portato più volte le formazioni a presentarsi in campo con il numero minimo di giocatori e questo ha chiaramente influito negativamente sullo sviluppo dell’attività. Ma dalle situazioni difficili deve uscire il senso del gruppo che fa quadrato attorno “al pallone” che dalle difficoltà trova la coesione per andare avanti.
Si sono perse tante partite? Non si sono visti risultati?. Sicuramente si. Ma il lavoro nel settore giovanile è un lavoro lungo faticoso che segue al crescita del bambino-ragazzo che non può e non deve basarsi su una sola annata ( se va bene siamo bravi, se va male siamo scarsi).
Bisogna saper aspettare  e basare il lavoro su un percorso di crescita delle persone, dei ragazzi.
Il calcio per noi non è quello della televisione, della chiacchera, della diatriba ma quello della sana competizione sportiva che deve insegnare il sacrificio e il rispetto di arbitri e avversari. Che deve insegnare a vincere sì, ma anche a perdere con stile e dignità.
Forse non tutti (tra allenatori e genitori) hanno capito quanto questa idea sia importante.
Noi facciamo calcio e ci siamo riproposti di farlo al meglio delle nostre potenzialità e delle caratteristiche tecniche e umane , ma il calcio non può essere uno strumento per insegnare che è solo importante vincere e che per vincere si può passare sopra l'impegno profuso da ragazzi, allenatori e dirigenti. Se ci viene fatto un appunto sulla gestione delle squadre dal punto di vista umano siamo i primi ad accoglierlo, se ci dicono che ci sono pochi palloni o che la borsa medicinali non è completa pensiamo si debba provvedere; non possiamo, ne vogliamo, però entrare in diatribe di tipo tecnico e tattico.
L’allenatore deve poter lavorare con serenità e libertà di scelta, sempre però nel rispetto dei ragazzi. Non pensiamo di accontentare tutti, ma sicuramente stiamo lavorando nell’interesse di tutti da quello tecnicamente più dotato a quello che ha appena iniziato ed è impacciato. Fidiamoci perciò degli allenatori che vedono i ragazzi durante la settimana e, se i nostri figli subiranno qualche sconfitta, ringraziamoli (gli allenatori), li stanno abituando alla vita.

Ricordiamoci che ai bambini il più della volte basta indossare una maglietta e correre dietro ad un pallone, a volte non sanno nemmeno sa hanno vinto o perso…….. siamo noi grandi che abbiamo bisogno di altre gratificazioni.